Michel Onfray e la sua critica alla reificazione, da destra
ottobre 4, 2020

Michel Onfray non è poi così noto dalle Alpi in giù, ma dalle parti della Senna gode da anni dell’attenzione dei media. Filosofo da salotto tv, provocatore, intellettuale si è mosso da principio da posizioni di sinistra dura e pura, per poi trasformarsi a partire dal 2010 – in parallelo col crescente successo – in una figura politicamente sempre più ambigua: auto definitosi sovranista, ha iniziato a denunciare la cosiddetta (da lui) islamo-sinistra ed a straparlare in maniera via via più superficiale. Questo inesorabile scivolare in posizioni che Vanetti chiama «la sinistra di destra» si è concretizzato recentemente nella pubblicazione di una nuova rivista, Le front populaire, il fronte popolare. Rivista orgogliosamente sovranista, si definisce già nell’occhiello del titolo della testa «la rivista di Michel Onfray»: credo che ciò basti a disegnare la megalomania del personaggio. Il nuovo numero è dedicato niente meno che allo stato profondo, concetto caro a Trump, ai seguaci di Q versante QuAnon (e non Luther Blisset) ed alla peggiore destra mondiale. Concetto però che in qualche maniera può trovare orecchie interessate anche a sinistra, probabilmente anche grazie alla profonda penuria di idee in cui naviga la gauche francese.
Ora, il nostro Onfray rientra a pieno nel largo consesso di filosofi di cui snobbo la lettura. Si tratta di un mio limite caratteriale, probabilmente, ma ho sempre avuto un’antipatia a pelle verso questo generi di personaggi ed ho accuratamente evitato di aprire un suo volume, anche durante il periodo in cui poteva godere di una fama migliore. Figuriamoci ora.
Le colpe di Mattarella, gli errori da non fare
Maggio 28, 2018
Non c’è che dire, è un bel casino. Il braccio di ferro fra Salvini e Mattarella ci ha consegnato un Paese spaccato a metà, fra due destre, egualmente pericolose: un destra finanziaria ed una destra sociale ed identitaria. È importante ora scegliere dove piazzarsi a sinistra, scegliendo bene il proprio avversario principale. Mi sembra in questo senso che Potere al Popolo, lista cui aderisco, non lo stia facendo.
Ricapitoliamo: Mattarella aveva avvallato il contratto fra Lega e 5 Stelle, quel documento programmatico classista, razzista, ma soprattutto confuso che doveva essere l’asse portante del sedicente Governo del Cambiamento (in peggio, ça va sans dire); Mattarella aveva avvallato la lista dei Ministri, puntando il dito soltanto su un nome. Giuste o sbagliate che siano le sue valutazioni sull’opportunità di avere Savona Ministro del Tesoro, il Presidente non ha preteso un nome europeista al suo posto. Si è limitato a suggerire di scegliere un personaggio politico, espressione diretta di uno dei due partiti di maggioranza. Ha fatto bene? Non sono un costituzionalista e non mi pronuncio a livello giuridico… ma politicamente no. Giuste o sbagliate siano le motivazioni, le conseguenze sono drammatiche: l’estrema destra, che avrebbe governato con una maggioranza debole in Parlamento, ha ora la possibilità di cavalcare una campagna elettorale di fuoco e provare a vincere senza 5 Stelle. Salvini ha fiutato la possibilità ed ha scelto il muro contro muro, Di Maio non ha capito cosa stesse succedendo: Mattarella doveva evitare che la narrazione del governo vittima delle trame europeiste potesse prendere piede. Non che le trame europeiste non esistano, ma non sono quelle che hanno agito a ‘sto giro.
Dirlo è importante: il governo non si è fatto perché Salvini ha preso la strada del referendum elettorale sulla sua persona. Questo è pericoloso e da antifascisti ci deve mettere in allarme.
Quindi riassumiamo senza peli sulla lingua: Mattarella ha fatto un grosso errore di valutazione politica; PaP unendosi alla narrazione complottista della troica fa il gioco dei fascisti. Ed è un errore imperdonabile. Oggi bisognerebbe stare in piazza ad urlare contro il tentativo di Salvini di prendersi il Paese con la menzogna, invece di urlare contro il “governo Cottarelli”.
“Cottarelli” è un altro errore di Mattarella. Sai la situazione, non mettere un ex FMI come primo ministro. Però è evidente che il Presidente qualcuno doveva incaricare, perché Gentiloni non può continuare a stare a Palazzo Chigi. Quindi, com’è prassi, il Presidente sceglie una persona, che presenta un governo, che non prende la fiducia alle Camere (a meno che Lega e/o 5 Stelle non decidano di appoggiarlo). Poi, si possono sciogliere le Camere, con un governo sfiduciato, ma in carica, che svolge il lavoro ordinario. Settembre/Ottobre si vota e saranno dolori per questo Paese.
Urlare al golpe europeista in questo contesto è da ebeti politici. A sinistra abbiamo bisogno di gente che urli contro gli avversari giusti: la Lega e i 5 Stelle, non un governo depotenziato, chiunque sia il Presidente del Consiglio. Altrimenti cominciamo malissimo la campagna elettorale
Il voto utile a sinistra
gennaio 9, 2018
Sembra essere il leit motiv di Renzi e del PD: il vecchio ricatto morale del voto utile. Qualsiasi voto a formazioni della Sinistra Radicale (chi poi? Bersani sarebbe radicale?) è un voto regalato alla destra. Bel ragionamento, complimenti Matteo: ci hai dato un motivo in più, semmai ce ne servissero ancora, per non votare PD.
Ora eviterò di scadere nell’ovvio, ovvero di ribadire che votare PD significa, economicamente parlando, votare un partito di destra. Vorrei esaminare semplicemente questo concetto e capire cosa voglia dire, in concreto questo spettro del “non votare per noi, vuol dire votare la destra”. Leggi il seguito di questo post »
Primarie a 5 Stelle: votare e non scegliere nulla!
settembre 25, 2017
“Primarie sì, primarie no, primarie fantasma” potrebbero cantare gli Elii. I 5 Stelle sono tornati sulla cresta dell’onda con una nuova strepitosa brutta figura. Ma dove sta esattamente il problema?
In tanti, Renzi in primis, hanno sottolineato l’esiguo numero di votanti, soprattutto rispetto al “successo” delle primarie del Partito Democratico.
Personalmente, ritengo che questo attaccarsi al dato numerico sottolinei la scarsa cultura democratica di chi commenta. Le regole che selezionano chi ha diritto di voto nel caso delle primarie dei 5S sono molto diverse da quelle del partito renziano. Nell’ultimo caso, chiunque può votare. Questo, senza entrare nei dettagli, è per me il grosso problema delle primarie del PD. Che il segretario sia scelto non dai militanti, ma da chiunque passi e voglia partecipare al giochino è segnale di una mancanza totale di vero spirito democratico. Resta che la buffonata del PD è mediaticamente più efficace di quella grillina (che buffonata, resta).
Gli aventi diritto al voto, nel caso dell’elezione di Di Maio, erano numericamente già limitati. E, com’è normale che sia in un sistema online, non tutti gli iscritti certificati sono poi veramente attivi (quindi in molti non hanno votato). Il fatto che la selezione del “corpus elettorale” si basi sull’adesione o meno ad un sito internet, mi pare comunque un elemento già di per sé abbastanza criticabile nello svolgimento di queste votazioni.
Minniti? Molto meno di uno sbirro
settembre 6, 2017

Gino Strada
Comincerei questo pezzo da un aggiornamento sul precedente. Se cercate notizie via google news sulla povera bimba cristiana affidata ad una malvagia famiglia musulmana troverete ancora in evidenza gli articoli che riportano la prima versione di questa non notizia.
In realtà, qualche giornale come il Corriere della Sera ha ritrattato, ma con articoli molto meno sensazionalistici, in cui leggiamo ad esempio:
la piccola di cinque anni è stata sottratta alla madre grazie a un intervento della polizia, poiché pare che la donna fosse alcolizzata, tossicodipendente e in passato arrestata per prostituzione: quindi non in grado di provvedere ai bisogni della bambina. Ma soprattutto i nonni della bimba sono di origine musulmana, anche se non praticanti: dunque la stessa madre è nata nella fede islamica, anche se ora professa di essere cristiana e di aver battezzato in chiesa la piccola. Quest’ultima è nata in Inghilterra e parla inglese, ma la nonna a cui ora è stata affidata ha dovuto avere i documenti del tribunale tradotti perché parla un’altra lingua. E ricordiamo che una delle accuse mosse alla famiglia islamica che aveva in custodia la bambina era di non parlare inglese a casa e di volerle insegnare l’arabo. Ora sembra addirittura che la nonna voglia condurre la nipotina nel suo Paese di origine, che chiaramente non è l’Inghilterra.
Ora ci sono troppi «pare» per i miei gusti per poter dare queste notizie come sicure al 100%. Resta che il lavoro di un giornalista è quello di dare notizie, controllando le fonti, non costruire narrazioni fantasiose e verosimili a gli occhi del lettore medio ispirandosi a voci di corridoio. E quanto fatto da Marco Lillo si dimostra ancora più imperdonabile: ha costruito un ragionamento su basi logiche fallaci, muovendo da una fake news delle più esemplari; e lo ha fatto conscio del rischio che fosse una fake news, come testimonia parte del suo discorso.
Adesso vorrei dedicare qualche parola all’intervento di ieri di Gino Strada su Minniti. Quanto detto dal fondatore di Emergency è ampiamente condivisibile a livello di contenuti. Meno da un punto di vista di opportunità.
Mi spiego: il governo italiano ha replicato la politica che l’UE da anni promuove per i migranti. Bloccarli in Paesi di transito, a prescindere se questi siano o meno democratici ed assicurino ai migranti un trattamento almeno “umano”. Il lavoro di Minniti in Libia non ha nulla di originale o di geniale. E non è neanche l’esempio più grave di questa politica. Credo, infatti, che i due miliardi di euro dati alla Turchia di Erdogan siano politicamente più gravi che patteggiare coi trafficanti di uomini alternative al loro macabro business. Chiaramente è una gara all’orrore. Leggi il seguito di questo post »