fico2c_di_battista2c_di_maio“Primarie sì, primarie no, primarie fantasma” potrebbero cantare gli Elii. I 5 Stelle sono tornati sulla cresta dell’onda con una nuova strepitosa brutta figura. Ma dove sta esattamente il problema?

In tanti, Renzi in primis, hanno sottolineato l’esiguo numero di votanti, soprattutto rispetto al “successo” delle primarie del Partito Democratico.

Personalmente, ritengo che questo attaccarsi al dato numerico sottolinei la scarsa cultura democratica di chi commenta. Le regole che selezionano chi ha diritto di voto nel caso delle primarie dei 5S sono molto diverse da quelle del partito renziano. Nell’ultimo caso, chiunque può votare. Questo, senza entrare nei dettagli, è per me il grosso problema delle primarie del PD. Che il segretario sia scelto non dai militanti, ma da chiunque passi e voglia partecipare al giochino è segnale di una mancanza totale di vero spirito democratico. Resta che la buffonata del PD è mediaticamente più efficace di quella grillina (che buffonata, resta).

Gli aventi diritto al voto, nel caso dell’elezione di Di Maio, erano numericamente già limitati. E, com’è normale che sia in un sistema online, non tutti gli iscritti certificati sono poi veramente attivi (quindi in molti non hanno votato). Il fatto che la selezione del “corpus elettorale” si basi sull’adesione o meno ad un sito internet, mi pare comunque un elemento già di per sé abbastanza criticabile nello svolgimento di queste votazioni.

Leggi il seguito di questo post »

Annunci
gino_strada_2010

Gino Strada

Comincerei questo pezzo da un aggiornamento sul precedente. Se cercate notizie via google news sulla povera bimba cristiana affidata ad una malvagia famiglia musulmana troverete ancora in evidenza gli articoli che riportano la prima versione di questa non notizia.

In realtà, qualche giornale come il Corriere della Sera ha ritrattato, ma con articoli molto meno sensazionalistici, in cui leggiamo ad esempio:

la piccola di cinque anni è stata sottratta alla madre grazie a un intervento della polizia, poiché pare che la donna fosse alcolizzata, tossicodipendente e in passato arrestata per prostituzione: quindi non in grado di provvedere ai bisogni della bambina. Ma soprattutto i nonni della bimba sono di origine musulmana, anche se non praticanti: dunque la stessa madre è nata nella fede islamica, anche se ora professa di essere cristiana e di aver battezzato in chiesa la piccola. Quest’ultima è nata in Inghilterra e parla inglese, ma la nonna a cui ora è stata affidata ha dovuto avere i documenti del tribunale tradotti perché parla un’altra lingua. E ricordiamo che una delle accuse mosse alla famiglia islamica che aveva in custodia la bambina era di non parlare inglese a casa e di volerle insegnare l’arabo. Ora sembra addirittura che la nonna voglia condurre la nipotina nel suo Paese di origine, che chiaramente non è l’Inghilterra.

Ora ci sono troppi «pare» per i miei gusti per poter dare queste notizie come sicure al 100%. Resta che il lavoro di un giornalista è quello di dare notizie, controllando le fonti, non costruire narrazioni fantasiose e verosimili a gli occhi del lettore medio ispirandosi a voci di corridoio. E quanto fatto da Marco Lillo si dimostra ancora più imperdonabile: ha costruito un ragionamento su basi logiche fallaci, muovendo da una fake news delle più esemplari; e lo ha fatto conscio del rischio che fosse una fake news, come testimonia parte del suo discorso.

Adesso vorrei dedicare qualche parola all’intervento di ieri di Gino Strada su Minniti. Quanto detto dal fondatore di Emergency è ampiamente condivisibile a livello di contenuti. Meno da un punto di vista di opportunità.
Mi spiego: il governo italiano ha replicato la politica che l’UE da anni promuove per i migranti. Bloccarli in Paesi di transito, a prescindere se questi siano o meno democratici ed assicurino ai migranti un trattamento almeno “umano”. Il lavoro di Minniti in Libia non ha nulla di originale o di geniale. E non è neanche l’esempio più grave di questa politica. Credo, infatti, che i due miliardi di euro dati alla Turchia di Erdogan siano politicamente più gravi che patteggiare coi trafficanti di uomini alternative al loro macabro business. Chiaramente è una gara all’orrore. Leggi il seguito di questo post »

marco_lillo_-_ijf_2012_-_photo_danila_d27amico

Con una perizia logica da fare invidia a Duns Scoto, Marco Lillo ci spiega su Il Fatto come e perché dovremmo preoccuparci del seguente problema: «si può ammettere l’equivalenza delle culture in uno stato laico anche quando in campo c’è una cultura che non ammette il principio di equivalenza stesso?»
In realtà, Lillo si pone il problema rispetto all’Islam o, per meglio dire, «una parte importante della popolazione di cultura islamica». Perché? Lillo produce un attento ragionamento a partire dall’esperienza singola della bambina cristiana adottata a Londra da una famiglia musulmana e, secondo quanto riportato dal Times, costretta da quest’ultima a seguire uno stile di vita islamico ed a rinunciare alla propria cultura.
Lillo ammette en passant che di questa notizia non sappiamo molto: «I contorni dei fatti sono ancora imprecisi e quindi è giusto mantenere un certo margine di prudenza nel giudizio», ma questa prudenza non è abbastanza da impedire che si possa prendere questo fatto e generalizzarlo e ad accusare la suddetta «parte importante delle popolazione di cultura islamica» di essere correa.
Per continuare la sua non-argomentazione, il nostro eroico giornalista cita un altro esempio, questa volta italiano, napoletano: Leggi il seguito di questo post »

L’ennesimo re-inizio

agosto 21, 2017

0665-006

In periodi di follia dilagante, come quelli che stiamo vivendo, è difficile restare in silenzio. Ma anche trovare la voce è altrettanto dura. Quando aprii, da ventenne questo blog, sulla piattaforma in voga allora di Splinder, internet era qualcosa di diverso. Il trolling esisteva già ed i bulletti da tastiera giravano indisturbati, ma non era un fenomeno così generalizzato come adesso. Al giorno d’oggi, prendere posizione su certe questioni, come i diritti dei migranti o quelli degli omosessuali, vuol dire tirarsi dietro tonnellate d’odio. Questa possibilità mi ha fatto finora recedere dalla decisione di rianimare questa landa.

Non è però che questa abbia mai avuto chissà che successo. Lo vorrei vedere come esercizio di riflessione, aperta, con cui dialogare con i pochi che vorranno. Una piccola oasi su cui sfogare un certo bisogno di razionalità, in un universo che scivola verso lo spettacolo del razzismo, dell’intolleranza e del cattivismo. Non uso la parola “spettacolo” a caso. L’impressione è che in molti partecipino ai dibattiti, maneggiando concetti ed utilizzando parole come se fosse un film. Come se nessuno si facesse davvero male. Invece dietro gli schermi, televisivi o telematici, si agitano dei mostri reali. E li stiamo nutrendo quotidianamente.

Antifascismo è, per me, prendere posizione in questi casi. Perciò rompo il silenzio tombale in cui questa landa era caduta da tempo. Ben consapevole che il rumore che farò sarà un ben misero sussurrio in confronto alla caciara che servirebbe.

PS

Per chiarire, col tempo sono certamente invecchiato… non per forza cresciuto. Sono e resto di estrema sinistra, fuori da qualsiasi simpatia per partiti e movimenti.

Ebbene sì, ogni tanto torno a scrivere in landa. Ça va? L’occasione mi viene, nel trambusto delle cose da fare e delle cose che succedono, dalla lettura di un bell’articolo su un altro blog, chiaramente più interessante di questo smorto luogo. Si tratta di questo post, da Un altro genere di comunicazione.

L’autrice dice tante cose condivisibili, con una vis polemica sempre piacevole via web. Argomento – magari non originalissimo in sé, ma decisamente timely, visto le recenti sceneggiate che hanno invaso i media – la formuletta “Io non sono razzista/omofobo/quellochevuoi, ma“. Odiosa perché, innanzi tutto, stupida. È praticamente quasi impossibile far seguire a questa frase un concetto che non ricada interamente nella qualità che si prova a negare. Questo per un motivo di banale logica: se inizi un frase dicendo che non hai pregiudizi nei confronti di una categoria e poi dici «ma», chiaramente stai per dire una frase che ha per soggetto quella categoria. Dunque, stai ragionando per categorie, quindi esprimi un giudizio su migliaia (milioni, magari) di persone che non conosci. Li stai giudicando prima di conoscerli, appunto, pre-giudicando. Come dice l’autrice del pezzo: Leggi il seguito di questo post »